Moira Orfei, il gioiello del circo

Moira Orfei, il gioiello del circo

Ospitiamo con grande onore il contributo del professor Alessandro Serena* che nel testo riportato di seguito ripercorre la storia della celebre regina del circo, Moira Orfei e ne indaga le passioni e le dicotomie che da sempre la rappresentano.

 

In Italia i nomi degli artisti di circo non vengono ricordati, non rimangono impressi nell’immaginario collettivo.

Sfidiamo chiunque a dire il nome di un grande giocoliere, trapezista, pagliaccio italiano, del passato o del presente. A questa apparentemente granitica regola fa eccezione Moira Orfei. La Regina del Circo gode infatti di una notorietà che ne fa la più conosciuta fra i circensi italiani e praticamente l’unica in grado di reggere il confronto con personaggi di altre e più frequentate forme di spettacolo. Una fama trasversale, che ha pervaso persino il mondo delle celebrità: nel corso degli anni, numerosi vip accorsi a vedere il suo circo l’hanno fermata chiedendole una foto assieme; in quei momenti, la stella era lei. Come si spiega questa popolarità, che ha investito tre o quattro generazioni di italiani e che non sembra venir meno a più di cinque anni dalla sua scomparsa?

La storia di Miranda Orfei
Moira Orfei e Marcello Mastroianni

Innanzitutto, un po’ di storia. Miranda Orfei (questo il suo vero nome) nasce a Codroipo nel 1931, in un carrozzone nel piccolo circo del padre Riccardo detto Bigolon; alla morte di quest’ultimo viene accolta nello chapiteau dello zio Orlando, dimostrandosi una buona “generica” (artista con un’infarinatura di ogni disciplina circense) già all’età di sei anni.

Dagli anni Sessanta recita in film di buon successo commerciale (tra i quali diversi peplum, opere storiche d’ambientazione greco-romana allora molto in voga) e pellicole che hanno fatto la storia del cinema italiano, lavorando al fianco di Marcello Mastroianni, Totò, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi e con registi del calibro di Pietro Germi, Mario Monicelli, Dino Risi; partecipa fino ad anni recenti a programmi TV rafforzando la sua immagine presso il grande pubblico. Sposa Walter Nones nel 1961 e due anni dopo fonda assieme al marito il Circo di Moira Orfei, che resterà a lungo l’apice dello spettacolo popolare italiano, riconosciuto nel mondo quale esempio di qualità artistica ed efficienza organizzativa. La coppia segna alcune tappe fondamentali nel settore: dall’estetica della grande attrazione dei primi anni Settanta alle produzioni kolossal, tra le quali spicca il Circo sul Ghiaccio, show su due piste ispirato alle sfarzose riviste americane e considerato dalla critica una delle migliori produzioni italiane del Dopoguerra; dallo spettacolo a rivista con Alighiero Noschese (Follie sul Ghiaccio, 1974) alla proposta, con Moira più Mosca negli anni Ottanta, di artisti dell’Est fino ad allora sconosciuti in Occidente; per arrivare infine alla forma dell’ultimo periodo, particolarmente attenta al ritmo, all’eleganza e all’organicità dello spettacolo. Quello di Moira è stato il primo complesso italiano a conquistare, nel 1987, un Clown d’Oro al Festival Internazionale del Circo di Monte Carlo, la più importante manifestazione del settore, con un numero di dodici tigri. Le vicende di questo circo si sono intrecciate spesso alla storia nazionale e internazionale: nel 1977 suscitò ad esempio grandissima attenzione da parte dei media la notizia che i cento artisti e cinquanta animali della compagnia erano rimasti bloccati in Iran in seguito all’insurrezione popolare; il pubblico seguì con apprensione l’episodio fino al suo scioglimento positivo, quando lo Stato inviò il transatlantico Achille Lauro per recuperare i malcapitati.

Il circo in Italia e all’estero

Ritornando alle considerazioni iniziali, ovvero al fatto che in Italia non si conoscono i nomi dei circensi nostri connazionali, bisogna precisare che ciò avviene nonostante il Belpaese abbia dato i natali ad alcuni fra i migliori artisti dell’arena di segatura di tutti i tempi; e badate che non ci si riferisce solo ad un glorioso passato, ma ad un ricco presente. Basti dire che, mentre leggete queste righe, è italiano il clown di pista più famoso del mondo (anche se in Italia, appunto, in pochi sanno chi sia): si tratta di David Larible e rappresenta solo uno dei numerosi vanti del circo tricolore odierno. All’estero gli artisti locali sono invece celebri e riconosciuti. Provate a chiedere in Spagna il nome di un clown famoso, ve ne faranno almeno una decina. In America, tutti sanno chi sono stati Gunther Gebel Williams e Clyde Beatty, ammaestratori di animali, e in Germania chiunque rammenta Karl Hagenbeck, mentre noi non lo ricordiamo neppure per il fatto, importante, di aver progettato lo zoo di Roma. In Russia, i fratelli Zapashny frequentano le élite culturali, sono amati dai potenti oligarchi sovietici e quando camminano per la strada vengono attorniati da orde di fan in cerca d’autografo. Gli artisti di circo suscitano inoltre una morbosa curiosità per la pericolosità della loro professione: tragedie come quelle occorse ai funamboli Wallenda o ai trapezisti Codona, tanto simili a quelle d’alcuni divi “maledetti” dello schermo, hanno donato eterna fama e giovinezza ai loro sfortunati protagonisti. Si potrebbero citare davvero tanti altri esempi per dimostrare quanto all’estero siano valutati gli artisti di circo e quanto poco lo siano in Italia.

Il successo di Moira

Visto il contesto appena descritto, ancora più straordinaria appare la popolarità di Moira Orfei. Un personaggio unico e indimenticabile, amato dal pubblico, che non ha mai smesso di tributarle standing ovation e boati di approvazione ad ogni sua apparizione, fino al commosso omaggio che migliaia di persone le hanno riservato durante i suoi funerali, svoltisi a San Donà di Piave nel 2015. Un vero e proprio mito pop per il quale si potrebbe persino tentare di produrre una fenomenologia non meno interessante di quella dedicata da Umberto Eco a un altro grande rappresentante della cultura popolare italiana, ovvero Mike Bongiorno.

Il motivo del successo di Moira è probabilmente dovuto anche al contesto culturale italiano. Nel nostro paese, sin dagli anni Cinquanta, si è avuto bisogno della TV o del cinema per celebrare la grandezza di un artista; ricordiamo il caso di uomini di teatro come il Premio Nobel Dario Fo o Giorgio Gaber, di cantanti come Mina o Adriano Celentano, per non parlare poi dei comici e dei politici, (senza che questo accostamento offenda gli uni o gli altri), di sicuro le due categorie che più hanno approfittato dell’enorme risonanza del mezzo televisivo.

Moira e Raffaella Carrà
La forza di un marchio

La fama di Moira Orfei si è coagulata grazie all’occorrere di diverse circostanze: la partecipazione a film di grande successo, le numerosissime partecipazioni e ospitate a trasmissioni televisive di primaria importanza, i milioni e milioni di manifesti riproducenti il suo volto sorridente affissi per oltre quarant’anni in tutta Italia. Ma soprattutto il suo essere un personaggio con delle caratteristiche precise, sempre uguali; esteriori, come la pettinatura, il trucco, i vestiti; e interiori, come l’amore per il marito, la famiglia ed il lavoro. Caratteristiche ripetute all’infinito, senza sbavature, con la forza di un marchio: Moira è stata (ed è) la Walt Disney o la Coca Cola del circo. Questo ha contribuito a renderla immediatamente riconoscibile da chiunque e questo ne ha fatto l’artista di circo che vanta più tentativi di imitazione, scherzosi e ben accetti come quelli di Massimo Boldi o sgradevoli e illegali come l’invasione dei cosiddetti “finti orfei”, circensi che per fini commerciali si fregiano del cognome di una famiglia alla quale non appartengono.

Scena del film Toto e Cleopatra (1963)
Gioielli eleganti ed eccentrici

Moira è un connubio di dicotomie, che in lei vivono in sorprendente equilibrio: simbolo della famiglia ed icona gay, spirito verace e fascino regale, preziosa eleganza e ricercata eccentricità. Proprio questi ultimi due poli, eleganza ed eccentricità, si riscoprono nei gioielli presentati in questo catalogo. La Regina del Circo non poteva che amarli, specie quando accompagnati da abiti vistosi e di classe. Monili di ogni tipo e forma, purché speciali, come lei. Che fossero stati creati apposta, su sua richiesta, o che le venissero proposti dagli orafi che periodicamente visitavano il suo tendone sapendo di trovare in Moira una sicura acquirente, tutti gli anelli, i bracciali e le collane posseduti dalla diva in qualche modo raccontano la sua personalità inimitabile, forgiata da una vita passata in carovana, di tournée in tournée, girando l’Italia e il mondo, donando e ricevendo amore da milioni di persone di ogni continente che il suo circo ha saputo divertire ed emozionare.

Federico Fellini e Moira

Accanto a gioielli discreti, spesso Moira indulgeva in oggetti più sfarzosi, forse anche perché abituata alle esigenze sceniche che imponevano accessori ben visibili anche da lontano. Luccicanti. Ecco: ancora oggi, brilla la luce di Moira Orfei, gioiello del circo.

Per approfondire:

I gioielli di Moira Orfei


* Alessandro Serena è Professore di Storia dello spettacolo circense e di strada e direttore scientifico di Open Circus, progetto per la diffusione della cultura circense sostenuto dal MiBACT. Produttore di spettacoli dal successo internazionale, è nipote di Moira Orfei.

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