Interni del Palazzo del Monte di Pietà.

Interni del Palazzo del Monte di Pietà.

MERAVIGLIE DIETRO IL PORTALE AL CIVICO 33.

Cortile.

Varcato il portale originario del Palazzo al civico 33 di piazza del Monte di Pietà si attraversa il breve atrio e si giunge al cortile porticato su due lati, la cui impostazione si deve ai lavori di modifica progettati dall’architetto Ignazio del Frate nel 1872: in particolare, le due logge furono tamponate e sostituite dagli attuali archi ciechi all’interno dei quali sono poste finestre architravate e nicchie circolari contenenti busti marmorei.

Fontana.

Al centro del cortile si eleva una graziosa ed elegante fontana a tre invasi, realizzata durante il pontificato di Paolo V Borghese (1605-1621) ed attribuita a Carlo Maderno. La fontana è costituita da una bassa vasca quadrilobata in mezzo alla quale, su una base cubica con i lati ornati da festoni floreali e da tre monti al naturale (stemma del Monte di Pietà), si innesta un calice di granito grigio, decorato sui due lati con lo stemma dei Borghese, l’aquila coronata d’oro ed il drago con la coda recisa, che sorregge il catino al centro del quale quattro cariatidi sostengono la vaschetta superiore da cui si eleva uno zampillo.

Cappella.

Prima di giungere al cortile, sul lato destro del portico, è situato l’ingresso alla Cappella del Monte di Pietà di Roma, un ambiente di eccezionale bellezza, interamente rivestito di marmi policromi, decorazioni a stucco e raffinati bassorilievi. La costruzione di una prima cappella si deve a Carlo Maderno in concomitanza ai lavori di ampliamento del Palazzo: fu aperta al pubblico il 5 giugno 1618, come testimonia il decreto della Congregazione. Inizialmente la cappella presentava la volta semplicemente ricoperta con decorazione a stucco e vi si celebrava Messa una volta alla settimana, nel giorno di apertura al pubblico. L’11 febbraio 1638 Urbano VIII, su richiesta dell’Arciconfraternita del Sacro Monte di Pietà, concesse la facoltà di celebrarvi Messa ogni giorno. Nel 1639 l’Arciconfraternita commissionò i lavori di ricostruzione di una nuova cappella a Francesco Peparelli; dopo la sua morte, avvenuta nel 1641, subentrò Giovanni Antonio De Rossi che vi lavorò tra il 1655 ed il 1660. Nel frattempo, il 15 maggio 1641 la cappella aveva ricevuto la sua prima benedizione da parte del cardinale Francesco Barberini, il quale il 21 dello stesso mese vi celebrò personalmente Messa. I lavori procedettero piuttosto lentamente, tanto che si conclusero soltanto tra il 1725 ed il 1730 ad opera dell’architetto Carlo Francesco Bizzaccheri, al quale va attribuita la splendida decorazione della cappella con marmi preziosi e ricche sculture. Il piccolo edificio, vero gioiello dell’architettura barocca romana, fu realizzato non soltanto come cappella del Palazzo del Monte di Pietà ma anche come un monumento che celebrasse la storia, i fini e gli ideali benefici dell’Istituzione.

Varcato l’ingresso, si apre un vestibolo dove si può ammirare, al centro della volta, un bassorilievo ovale raffigurante il Padre Eterno attorniato da angeli, tradizionalmente attribuito a Michele Maglia, collocato entro una ricca cornice dorata a fogliami realizzata da Niccolò Berrettoni, Giovanni Maria Galli da Bibbiena e Filippo Ferrari.
Sulla sinistra, una porta è sormontata dal Busto di S.Carlo Borromeo (cardinale protettore del Monte di Pietà nel 1564 e promulgatore degli statuti nel 1565), opera di Domenico Guidi.

Dal vestibolo si passa nella cappella, a pianta ovale e divisa in sezioni separate da coppie di paraste corinzie di Diaspro di Sicilia. Il fondo di ogni sezione, in marmo verde, accoglie sei nicchie racchiuse da eleganti cornici in giallo antico e contenenti bassorilievi in marmo bianco. Sulla parete di destra possiamo ammirare, al centro, Tobia e Gabelo di Pierre II Le Gros, affiancato, a destra, dalla Fede di Francesco Moderati ed a sinistra dall’Elemosina di Bernardino Cametti.

Sulla parete di sinistra è situato invece Giuseppe ed i suoi fratelli in Egitto di Jean Baptiste Thèodon, affiancato, a destra, dalla Carità di Giuseppe Mazzuoli ed a sinistra dalla Speranza di Agostino Cornacchini.
Sull’altare, posto di fronte all’ingresso, si trova la pala d’altare realizzata in marmo bianco di Carrara da Domenico Guidi nel 1676 raffigurante la Pietà: la composizione mostra, in alto, Dio Padre circondato da una schiera di angeli che portano gli strumenti della Passione, mentre, in basso, la Vergine e Maria Maddalena piangono il Cristo morto, con Giuseppe d’Arimatea che osserva la scena.
La volta, iniziata da Giovanni Antonio de Rossi, fu decorata secondo il progetto di Carlo Francesco Bizzaccheri con quattro medaglioni in stucco bianco, sorretti da puttini e sormontati da testine di donna finemente elaborate, raffiguranti la Storia della fondazione del Monte di Pietà. Gli stucchi dorati utilizzati per collegare i medaglioni furono realizzati da Andrea Berrettoni, Giovanni Maria Galli e Cinzio Ferrari. Due dei medaglioni furono realizzati da Lorenzo Ottoni e mostrano, rispettivamente, Sisto V che indica ai bisognosi il Palazzo destinato al Sacro Monte e Clemente VIII che consegna al Cardinale Aldobrandini il chirografo a favore del Sacro Monte. Il terzo medaglione è opera di Simone Giorgini e ricorda le donazioni di Pio IV e le concessioni eseguite dai suoi predecessori, mentre il quarto, di Michele Maglia, mostra Paolo III che conferma i privilegi concessi alla presenza dei cardinali Santacroce e Farnese e di Giovanni da Calvi. Alternati ai medaglioni si possono notare fasce di stucco ed oro con due amorini, posti all’altezza del cornicione, che sorreggono una conchiglia centrale. Al centro, in stucco bianco, è raffigurata la Colomba dello Spirito Santo.
Claudio Scolastici

 

 

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